“L’avrebbe uccisa comunque”. Sentenza choc: tolto risarcimento ai figli di Marianna


Marianna Manduca, 32anni, vita e famiglia a Palagonia, in provincia di Catania, fu uccisa a coltellate il 3 ottobre del 2007 da suo marito, Saverio Nolfo, poi condannato a 21 anni di carcere. Marianna Manduca avendo intuito le intenzioni dell’ex coniuge, tentò di fuggire ma invano. L’uomo la raggiunse dopo pochi metri colpendola con più fendenti: la donna morirà dissanguata. Saverio Nolfo, all’epoca dei fatti 36enne, andò a costituirsi consegnando il coltello che aveva mostrato alla ex moglie decine di volte dicendole: ”Io con questo ti ucciderò”. Lei aveva firmato 12 denunce contro di lui ma lo Stato non riuscì a proteggerla. E ieri una sentenza della Corte d’Appello in Sicilia ha negato ai figli il risarcimento danni.

La Corte d’appello di Messina ha infatti annullato il risarcimento riconosciuto ai tre figli minorenni di Marianna Manduca, la donna uccisa dal marito nel Catanese nel 2007. La somma, di 259.200 euro, era stata accordata dai giudici di primo grado nel 2017, dopo avere riconosciuto la responsabilità civile dei magistrati rimasti inerti nonostante le dodici denunce presentate dalla donna. Ma per la Corte “il marito l’avrebbe uccisa lo stesso”. Il verdetto di primo grado aveva concesso ai tre figli di Marianna Manduca un risarcimento perché la magistratura non aveva fatto abbastanza per proteggere la loro mamma. (Continua a leggere dopo la foto)








In appello, come riporta Il Corriere della Sera, è stato invece chiesto loro di restituire tutto. La Corte, infatti, ritiene che a nulla sarebbe valso sequestrare a Saverio Nolfo, condannato a 21 anni per l’omicidio della moglie, il coltello con cui l’ha uccisa “dato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilità di un’arma simile”. “Nemmeno l’interrogatorio dell’uomo avrebbe impedito l’omicidio della giovane donna”, scrivono i giudici. Tutt’al più lui avrebbe capito “di essere attenzionato dagli inquirenti”. (Continua a leggere dopo la foto)






Men che meno avrebbe avuto effetto una perquisizione a casa sua per scovare il coltello mostrato a lei minacciosamente. In pratica, ritiene la Corte, che l’epilogo mortale della vicenda sarebbe rimasto immutato. Al contrario in primo grado i giudici avevano parlato di “grave violazione di legge con negligenza inescusabile nel non disporre nessun atto di indagine rispetto ai fatti denunciati” e nel “non adottare nessuna misura per neutralizzare la pericolosità di Saverio Nolfo”. Il giudizio d’appello, invece, sostiene che la Procura fece il possibile date le leggi del momento. (Continua a leggere dopo la foto)



 


“Incredula e indignata” di fronte a tale sentenza la vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, Mara Carfagna. “La Corte d’Appello – sottolinea – dice quindi agli orfani, e a tutti noi, che quel femminicidio non poteva essere evitato, denunciare i violenti è vano. Ci auguriamo che la Cassazione ripristini legalità e giustizia”.

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