Mamma fa prostituire figlia 12enne (anche col 92enne). E andava a giocarsi i soldi


Ha 12 anni e la sua vita era un inferno. Una storia orribile di abusi e molestie che viene dal cuore dell’Italia: da Pescara. Racconta di una madre che non ha esitato a ‘vendere’ la figlia in cambio di pochi spicci. Un dramma che ha radici profonde e che risale al 2011 quando, per la prima volta, erano venuti a galla i fatti. Colpa del gioco d’azzardo, dirà la donna, prostituta già nota alle forze dell’ordine. Colpa dei debiti diventati impossibili da sostenere.

Così la piccola ha dovuto conoscere l’orrore. Consegnata a un vicino di casa di 92 anni ed a un 18enne affetto da disturbi comportamentali e ritardo cognitivo perché ne facessero quello che volevano. Un incubo lucido dal quale la bambina non riusciva ad uscire. Fino a qualche tempo fa quando la squadra mobile di Pescara ha messo le manette ai polsi della donna e tradotta in carcere, con sentenza definitiva dalla Cassazione che ne disponeva la reclusione per 9 anni e 3 mesi una pecuniaria di 25mila euro e la perdita perpetua della patria potestà. (Continua dopo la foto)








Tra gli alleati della donna in questa vicenda triste e squallida anche il suo compagno di allora, un 73enne di Popoli (per lui fu disposto l’obbligo di dimora) che ha cercato di far ritrattare il 18enne, facendo pressioni sul padre. Non è la prima volta che si verificano episodi del genere. Prima dei fatti di Pescara, solo qualche mese fa, una donna di Siracusa è stata arrestata per aver fatto prostituire i figli di 3, 4 e 7 anni. (Continua dopo la foto)






Mentre esattamente due anni fa una 31enne di Battipaglia è finita in manette per aver indotto la figlia di 12 anni a concedersi sessualmente a dei clienti per soli 5 euro. I numeri delle violenze sui minori, spesso portate avanti tra le mura domestiche, è impressionante. Il numero di ragazzine sotto i quattordici anni che hanno subito violenza negli ultimi sei mesi: ben 173, tra loro sono 147 le italiane. (Continua dopo la foto)



 


Tutti dati ben evidenziati nel dossier preparato dalla Dac nel marzo scorso e relativo all’attività svolta fino al dicembre 2017. La relazione analizza proprio l’identità di vittime e carnefici, mettendo in evidenza gli aspetti sui quali bisogna intervenire in maniera ancora più efficace sia per la prevenzione, sia per la repressione. Un male da combattere con tutte le forze a disposizione. Una male contro cui lottare senza sosta per evitare che fatti come quelli di Pescara si ripetano.

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